Scuola
montana a Scudellate
Dal
6 al 10 settembre 2010
DIARIO
DI BORDO
Questo diario giornaliero racconta
l'avventura dei ragazzi della IV A di Vacallo e
svela alcuni segreti, misteri, progetti e
curiosità sui membri di questa classe e
sulla Valle di Muggio
Buona lettura!

Questa mattina c'era un po' di
agitazione nel salutare i genitori: c'era chi
dormiva fuori casa per la prima volta e c'era chi
non vedeva l'ora di liberarsi dei genitori e dei
fratelli.
La prima tappa della nostra
avventura è stata il Mulino di Bruzella.
E' un mulino dove ancora vi si macina il granoturco
(mais), così da ricavarne farina per
polenta.
Al mulino si accede tramite una
mulattiera che scende in fondo alla Valle della Crotta,
che è una laterale della Valle di Muggio. Un
tempo cereali e farine venivano trasportate in
sacchi caricati sul dorso di asini e muli o tramite
galere (carri a due ruote) trainate da cavalli o
buoi.

Dentro abbiamo visto vecchie
bilance a stadera, misurini antichi (stai), un lift
per la merce azionato da pulegge collegate alla
ruota idraulica, trappole per topi e gli ingranaggi
che fanno girare la macina. Era affascinante veder
girare la ruota idraulica. L'acqua vi giungeva
tramite una roggia collegata al fiume un centinaio
di metri a monte.


Nel museo annesso al mulino abbiamo
visto che nel passato, grazie alla ruota idraulica,
si facevano funzionare pure segherie (per la
produzione di assi) e magli (grossi martelli per la
lavorazione del ferro). Vicino al Ponte del
Ghitello ancora si vede una ruota che serviva a
mettere in moto macine per frantumare il biancone
(un tipo di roccia calcare) per ricavarne cemento.
Abbiamo pure osservato la travatura
del tetto, in legno di castagno. Ora si usa
esclusivamente legno d'abete, forse meno
resistente, ma sicuramente più diritto.
Invece delle tegole si ricavava dalle rocce del
posto delle piode. I muri
erano di pietra calcare, ben squadrate (soprattutto
quelle d'angolo) e l'uso della malta sembrava
minimo. I materiali di una volta, a causa delle
difficoltà di trasporto, bisognava
giocoforza ricavarli dal luogo dove si viveva.

Poco distante dal Mulino c'è
un ponte in sasso sostenuto da un arco allungato.
Agli inizi del 900 questo ponte fu sostituito da
uno in ferro, alto un centinaio di metri. Era una
nuova tecnica che permetteva alle strade di passare
in alto senza dover scendere nei pressi dei corsi
d'acqua. Col tempo il ferro arrugginisce e i ponti
diventano insicuri: per questo motivo qualche
decennio fa s'è costruito un nuovo ponte in
cemento armato.



Arrivati a Scudellate
i ragazzi si sono dedicati alla caccia dei bambini
del paese. Girando e rigirando nella grande
metropoli hanno scoperto che vi abitano solo due bambini.

Racconta
infatti una leggenda metropolitana che tra pascoli
e boschi scoscesi s'aggira un mostro molto grosso e
brutto che si diverte a spaventare i bambini della
valle

Inoltre il paese
è abitato da diversi animali; oltre alle
lumache (vedi fotografia: l'accoppiamento) e
diverse salamandre, si è avuta l'occasione
di ammirare tre volpi molto affamate. Chissà
cosa potremo ancora gustarci in questo meraviglioso
paesaggio naturale?
Di certo questa classe fa
concorrenza ai giapponesi; infatti, non si perde
l'occasione di immortalare ogni elemento naturale,
culturale e culinario e questa sera si è
fatto a gara nel riuscire ad aggiudicarsi lo scatto
migliore. Chi avrà vinto? Giù tutti
come matti dalla "bruga", fino al limitare del bosco, cercando di
avvicinarsi alle volpi senza farsi sentire.
Purtroppo il terreno era molto ripido e franava
facilmente. Qualcuno ha finito per piangere
perché ha visto rotolare lungo il pendio la
propria macchina fotografica (non fa niente Carlo,
il detto "chi cerca trova" non sempre è
possibile realizzarlo), qualcun altro non riusciva
a risalire il pendio e ha dovuto aspettare i
soccorsi. La situazione non era molto divertente,
anzi.

Nessuno pensi che i ragazzi, dopo
questa esperienza, siano stati più prudenti
nell'affrontare il pericolo; come si può
leggere qui sotto, nessuno li ferma, forse forse
solo il mostro della valle potrà riuscirci.
Per oggi era in programma una lunga
e interessante gita: da Scudellate
al Monte Generoso
ma qualcosa ci ha impedito
di partire. Il maestro Delo, dalle cinque del mattino, scrutava
il cielo lombardo a Sud, il Sasso Gordona
a Est, le pendici del Generoso a Ovest e lo schermo
spento del televisore sperando comparisse il bel
mezzobusto della Sabina Balestieri.
Scrutava per capire che tempo avrebbe fatto e
intanto la nebbia piovigginando saliva lungo i
crinali della valle e nascondeva il paesaggio
tutt'attorno. Da sotto le coperte bastava tendere
le orecchie per sentire la pioggia picchiettare
sulle tegole del tetto. Una giornata uggiosa ci
attendeva; tutta colpa del maestro: sembra che ogni
volta che lascia il paese di residenza, la bella
Vacallo, si porti addietro il maltempo.

Visto che dovevamo stare barricati
all'interno dell'Ostello, abbiamo assistito alla
rappresentazione della storia di Guglielmo Tell,
onorandoci della presenza degli autentici
personaggi venuti direttamente da Altdorf
(grazie Alan per aver interpretato così bene
la parte di Gualtierino).
Abbiamo potuto apprendere il contenuto del Patto
federale del primo agosto del 1291, data in cui
Uri, Svitto e Unterwalden, i primi tre cantoni della
Svizzera, si sono alleati sul praticello
del Grütli per
difendere la loro libertà contro qualunque
nemico esterno.
Come valorosi eroi
non ci siamo scoraggiati e nel pomeriggio ci siamo
equipaggiati di mantellina e scarponi e siamo
andati a visitare il Roccolo, a 20 minuti di
cammino da Scudellate. Si è appreso come si svolgeva
la cattura degli uccelli di passo (cesene e tordi
bottacci) con le reti; finivano poi in padella per
costituire uno dei piatti tipici dell'area
lombarda: polenta e usei.



E anche lezioni di scacchi. Sono un
gioco molto intellettuale: concentrazione e astuzia
sono gli ingredienti per affrontare qualsiasi
partita. Si svolgono veri e seri tornei di scacchi,
in cui i giocatoti migliori si affrontano cercando
di "annientare" il nemico
Etienne sei riuscito a sconfiggere
il tuo maestro?.
Le risate e il divertimento sono
assicurati:
Edoardo: "Delo vero che gioco bene?"
Delo: "Ma certo! Scacco matto"!

Osservando il paese di Scudellate.
Notiamo le case attaccate le une alle altre, simili
tra loro, ma ognuna diversa. Le finestre e le porte
sono caratterizzate da architravi in granito,
certamente ricavate dai massi erratici portate dal
ghiacciaio che milioni di anni fa aveva risalito la
valle.

Tra una casa e l'altra si
intuiscono costruzioni meno nobili: le stalle con
sopra il fienile. Ora sono in disuso e il poco
bestiame rimasto non viene ormai più
ospitato nel nucleo del paese. Si vedono pure
costruzioni più piccole, le cantine dove si
mettevano a maturare formaggi e formaggini.
Stradine e scalinate sono strette, assolutamente
non adatte alle automobili e il loro fondo ancora
è parzialmente costituito da un grossolano
acciottolato di pietra calcaree.



La chiesa è dedicata a Maria
Addolorata (Ed anche a te Maria una spada
trafiggerà l'anima, Luca 2, 34) e
infatti una Statua troneggiava accanto all'altare.
C'erano anche due altari laterali: uno dedicato a
Sant'Antonio da Padova e l'altro
Il pavimento
e la balaustra erano in marmo.

Questa mattina si pensava che il
buon Binaghi avesse sbagliato: alle sette il cielo era
abbastanza sereno, ma dopo colazione ha
incominciato a piovere
Una nuvola ci segue,
forse perché ci ama.
Ci siamo spostati a Cabbio
con il nostro lussuoso pulmino nuovo fiammante per
una visita al museo entnografico.

Abbiamo scoperto bellezze e
particolarità del territorio valleranno
(alcune delle quali già visitate sul campo
come il roccolo e il mulino). La valle soffre di
scarsità d'acqua per via della natura
calcare delle rocce. I corsi d'acqua spariscono nel
terreno e ricompaiono solo in pochi punti isolati
percorrendo cunicoli sotterranei anche molto
lunghi. Per far fronte a questo problema, gli
uomini si sono ingegnati a costruire, nelle
adiacenze di stalle e case, cisterne dove viene
convogliata, dai tetti, l'acqua piovana. Per
poterla rendere potabile bisognava trattarla con la
cenere. Oggigiorno non sono più attivi
questi serbatoi, ma in alcune case ci sono ancora.
In ogni paese, nei rari punti in
cui è presente una sorgente, sono state
costruite fontane di una certa bellezza estetica.

Proprio a Cabbio
ne abbiamo osservato una assai bella con lo spazio
per lavare i panni, quello per risciacquare e
quello ad uso abbeveratoio per il bestiame.
Seguendo un profumo di castagne
siamo giunti a una grà
(metato), casupola dove si fanno essiccare, a fuoco lento e per diversi
giorni, le castagne poste sopra un graticcio di
rami intrecciati. In passato praticamente si
mangiava solo polenta, patate e appunto le castagne
che dovevano durare tutto l'inverno.


Nel pomeriggio abbiamo visitato la
fattoria di Antonio. I rustici che possiede sono
antichi e ci abita con moglie e due figli della
nostra età. Ci tiene delle pecore
particolari, galline e api. Il pascolo, molto
scosceso, viene coltivato come prato magro.

Nelle vesti di
contrabbandieri, abbiamo oltrepassato il confine di
stato e siamo giunti a Erbonne.


Anche se su
territorio italiano, i suoi abitanti un tempo erano
tutti svizzeri. Le case sono meno appiccicate di
quelle di Scudellate, ma
i materiali usati per muri e tetti sono uguali e
provengono da roccia calcare.

Anche tra Scudellate e Erbonne,
come a Vacallo e in altri posti di confine, nel
passato si praticava fortemente il contrabbando.
Certa merce, come per esempio le sigarette, costava
meno in Svizzera perché lo Stato non ci
aggiungeva una tassa come in Italia. I
contrabbandieri comperavano la merce dove costava
meno, la portavano di dall'altra parte e la
vendevano di nascosto per non pagare le tasse allo
Stato.

Venivano chiamati
spalloni e portavano sacchi di juta chiamate
bricolle con dentro fino a 30 chili di merce.
Affrontavano qualsiasi intemperie, il buio, i
bricchi e i burroni e non da ultimo le guardie di
confine che venivano chiamate burlanda.
Quest'ultimi sparavano anche e si arrischiava di
lasciarci la pelle. Se venivano beccati, con un
falcetto gli spalloni tagliavano la corda della
bricolla e se la davano a gambe. Perdevano il
carico, è vero, ma spesso riuscivano a non
farsi acciuffare. L'espressione tagliare la
corda deriva appunto da quel tipo di
situazione.
La pioggia non ci
ha lasciati in pace e siamo ritornati.
Per animare le nostre serate
divertendoci tutti assieme la sera abbiamo fato dei
giochi e soprattutto delle sfide. Da due giorni la
squadra dei volpini e delle salamandre si stanno
affrontando in giochi di abilità, di astuzia
e di memoria, ripercorrendo anche gli apprendimenti
avuti in questi giorni. "Ma dove sarà finita
la principessa?". Dopo la serata di ieri sera, in
cui la principessa invitava al suo compleanno i
ragazzi che le avessero regalato un preciso regalo,
alcuni di loro si chiedono dove si nascondesse
veramente. Lara le ha regalato un letto, Katrina un Koala, Jacopo un Jo-jo
e gli altri cosa le regaleranno? Intanto speriamo
che la principessa venga a trovarci per davvero,
altrimenti Valentino ci rimarrà male! A fine
serata le salamandre erano in vantaggio rispetto ai
loro avversari: assisteremo domani sera l'ultima
sfida che premierà il vincitore! Per ora si
augura Buona Fortuna ad entrambe le squadre e
vinca il migliore!.
Non vi ho ancora parlato degli
squisiti pasti con cui ci delizia il cuoco Ernesto.
Avete in mente quando si è in vacanza in un
hotel di quattro stelle e arrivate a colazione e
c'è una lunga tavolata piena di pietanze?
Ecco, da noi mancano solo le uova e il bacon, per
il resto c'é tutto.

Questa mattina ci siamo svegliati
con il sole. Grazie al bel tempo abbiamo potuto
svolgere la passeggiata Scudellate - Monte Generoso.
Vi devo svelare un segreto: quando
si va a visitare delle città con dei ragazzi
di solito il docente ha sempre paura di perdere
qualcuno
ma come si fa a dimenticare un
bambino a letto? Ebbene sì, qui a Scudellate
le risate non mancano. Bryan non è stato
svegliato e lui tranquillamente alle 8.30 era
ancora nel mondo dei sogni!
Dopo avere preparato il sacco da
montagna siamo partiti.


A Nadig e
Genur abbiamo osservato le nevere.
Sono costruzioni rotonde con muri a secco e tetto a
falsa volta in piode. Per un terzo sono sopra il terreno e per
due terzi scavate sotto. Una scala in pietra
addossata alla parete permette di giungere sul
fondo. Un tempo venivano riempite di neve
compressa. Servivano per metterci sopra le conche
di rame colme di latte. Grazie al freddo – la
nevera aveva una temperatura costante di 4 gradi –
il grasso del latte affiorava in superficie sotto
forma di panna. Con uno speciale cucchiaio di legno
d'acero la panna veniva tolta e trasformata in
burro con la penagia (zangola). Anche ad autunno
inoltrato la neve non era ancora tutta sciolta.

La salita (700 m di dislivello) era lunga e
faticosa e la stanchezza incominciava a farsi
sentire. Alle 11.45 Carolina ha avuto la sua ultima
terribile crisi di nervi; alle 12.15 però
tutti quanti sono giunti alla meta.


Grazie al cielo limpido si poteva
ammirare uno stupendo panorama, una vista a
360° (la pianura lombarda, l'ampio arco delle
Alpi, laghi, paesi e città). I più
volonterosi sono giunti sulla vetta posta a 1704 m.

Si è improvvisato un quiz su
chi sapeva indicare i diversi laghi che si potevano
osservare: Lago di Locarno o Verbano (parte CH e parte Italiana), Lago di
Lugano o Ceresio, Lago di Como o Lario.
Abbiamo preso il trenino fino a Bellavista e da qui
a piedi fino a Scudellate. Complimenti a tutti i ragazzi, ce
l'avete fatta, nonostante il caldo, il mal di
gambe, le salite e le discese!
E dopo la doccia, tutti fuori a
giocare a giocare a calcio o a nascondersi nelle
viuzze del paese: per divertirsi i bambini NON sono
mai stanchi! Furono giochi un po' corti
perché interrotti dalla grandine. E' durata
poco, subito seguita da un o splendido arcobaleno,
scoperto dal nostro osservatore Silvio.
La pioggia ci ha costretti a rimanere dentro casa e a
trascorrere l'ultima serata assistendo alla sfida
finale tra le salamandre e i volpini. Tra intrighi,
furbizie e agilità e sotto la sorveglianza
del giudice imparziale Natan, la squadra delle salamandre è
riuscita ad aggiudicarsi a superare le volpi, le
quali non sono sempre state furbe come quelle di Scudellate.
Gianluca la principessa ti
ringrazia per il tuo regalo, ma da te non vorrebbe
il bagno, magari potresti regalargli un gelato, lo
apprezzerà sicuramente (forse un giorno
capirai la soluzione del gioco, buona fortuna!).
E'
la vostra Vanja che scrive.
Tante sono le cose di cui non vi ho
ancora parlato, ma quando si è occupati
tutto il giorno per seguire i ragazzi, è
difficile trovare il tempo per scrivere queste
pagine della nostra avventure a Scudellate. Sono le sei del mattino, di sopra
ancora tutti dormono ed mi viene voglia di
raccontare qualche riflessione.

Per i ragazzi, rimanere separati
dalla famiglia per una settimana, implica il
sapersi organizzare e arrangiare nei diversi
momenti di vita quotidiana e prendersi cura del
proprio materiale. La settimana montana serve anche
ad aiutare il bambino a diventare più
autonomo. Il semplice cambiarsi e ordinare i
vestiti non è sempre evidente per tutti
quanti.
Questa settimana è utile per
conoscere meglio i diversi compagni e creare un
gruppo ben affiatato. A diversi ragazzi piace
cantare (io un giorno crescerò e nel
cielo della vita volerò, ma
oppure generale dietro la collina ci sta la notte
crucca e assassina e
Alex come
continua?) o inventare passi di danza, precisamente
di break-dance. Ma i canterini più speciali
di questa classe sono due ragazzi dotati di
talento: grazie Antonio e Raoul per i vostri assoli.
Quante cose che si imparano e si
scoprono! Il momento più difficile per
alcuni ragazzi è quello della notte. I
più fortunati si addormentavano subito e
presto si sentiva suonare l'orchestra, che
però non permetteva agli altri di
addormentarsi. Alcuni soffrivano spesso di mal di
pancia per la mancanza della mamma e volevano
gustarsi un tè prima di dormire, altri si
divertivano a spruzzare per la camera il profumo
alla fragranza di erbe per liberare il naso dal
fastidioso raffreddore. Ognuno cercava a suo modo
di scacciare la malinconia e di prendere sonno, per
avere la giusta dose di energie per affrontare il
giorno seguente.
Il programma di oggi prevede una
caccia al tesoro nelle vie del paese, pranzo al
fiume e direzione Vacallo.
Durante la settimana ci sono stati
momenti tristi, impegnativi (nel sopportare il
tempo uggioso e le attività non sempre
gradite da tutti), ma soprattutto ci sono stati
tanti momenti divertenti, tutto ciò ha
permesso ad alcuni di voi di scacciare via la
malinconia e di rimanere in compagnia gustandosi le
varie avventure. "Ehi, biondina, guarda che tocca a
me!". Elia, tutti noi eravamo in terra dal ridere
per la tua espressione e il tuo cipiglio!
Soprattutto un complimento
particolare va a Carolina per essere riuscita a
trascorrere per la prima volta una settimana
lontana da casa!
Per finire vi auguro una buona
continuazione di anno scolastico e
Forza LUGANO! (hahahhah).
Continua a scrivere Gianni

Non c'è stato tempo per la
caccia la tesoro. Dopo aver fatto le valigie siamo
partiti a piedi, sacco il spalla. Sotto Scudellate un sentiero impervio scende a
precipizio lungo un terreno che pare impossibile.

Alcuni faticavano non poco. Eppure
i montanari di alcuni anni fa lo percorrevano
spesso e volentieri, perché altre strade non
c'erano ancora. Scendevano che era ancora notte con
l'asino caricato di formaggi e formaggini da
vendere al piano, soprattutto a Chiasso e
Mendrisio. Tornavano poi quando già la notte
era calata e si ritenevano fortunati se il cielo
era ammantato di stelle e non carico di nubi,
magari piene di neve. Eh sì, perché
neve o non neve, ghiaccio o non ghiaccio, pioggia o
non pioggia, non ci si poteva tirare indietro, non
si potevano fare capricci: chi non sapeva lottare,
moriva! E
spesso morivano anche coloro che la forza di
lottare l'avevano. Morivano per cadute, per l'acqua
delle cisterne inquinate, perché il dottore
non veniva o perché non avevano i soldi per
pagarlo, perché il cibo era scarso e poco
variato, perché le fatiche erano tante,
perché i parti difficili non lasciavano
scampo alle donne che da sole dovevano, soprattutto
loro, portare i fardelli più grevi.

Al fiume, sotto Muggio, in una
larga spianata di sabbia contornata da ontani e
cornioli, abbiamo acceso il fuoco e cucinato
ciascuno il proprio cervelat.

Ancora giochi, giochi con il fuoco
e giochi con l'acqua, ma proprio alla fine sono
cominciate le prime scaramucce, i primi litigi.
S'è finito con pianti e mugugni. Che
peccato! Io ci sono restato proprio male.
